Taiwan: Yingge e le sue ceramiche

Oggi, nel pomeriggio del mio primo giorno, sono stata portata a Yingge, una piccola cittadina dedicata alla ceramica. Sono venuti con me Net, uno dei figli della mia host family, Charlie, che viveva a Yingge e che è il figlio di una delle direttrici della Yong Ji, e una delle maestre.

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Anche in questo caso sono stati tutti estremamente gentili e amichevoli, offrendomi anche delle tortine cinesi, fresh cake, con dentro una sorta di crema pasticcera. Molto buone, anche se da quando sono arrivata tendono a farmi assaggiare la cucina tipica taiwanese piuttosto che la cinese, anzi mi è stato spiegato più volte, con un orgoglio molto patriottico, di come il Taiwan non voglia essere affiancato alla Cina. Da poco vi sono state anche delle proteste studentesche per il danno che infligge l’industria cinese a quella taiwanese, un pò come da noi in Europa tutto sommato.

Ma tornando a Yingge, qui ho realizzato un vasetto piuttosto osceno, dopo ben tre tentativi falliti. Al terzo la maestra  ha chiesto all’insegnante di aiutarmi. Il vaso verrà cotto e colorato e tra qualche settimana potrò andarlo a prendere, chissà cosa uscirà fuori! I laboratori dove poter fare la propria ceramica personale sono davvero tantissimi, e la cittadine era piena di turisti che volevano provare. Sicuramente un’attività piuttosto atipica per questo primo giorno.  Chi invece non volesse sporcarsi le mani può trovare un infinità di negozi di ceramiche taiwanesi, più o meno lussuosi. Siamo persino entrati in un negozio di ocarine dove il proprietario ci ha dato una dimostrazione di quanto può essere figo questo strumento!

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Domani ci sarà una partita di calcio tra la mia scuola e un’altra, dunque potrò alzarmi un pò più tardi. Se avrò tempo andrò a comprare un melon pan, visto che anche qui ci sono i konbini, o qualcosa che funziona in egual modo, dove li ho visti! D’altronde al momento il mio rapporto col cibo taiwanese non è dei migliori, in quanto mi servono porzioni davvero grandi e il gusto dolciastro mi nausea dopo pochi bocconi. Non è male, molte cose mi sono piaciute, solo che avrei preferito quantità minori visto che ogni volta rifiutare del cibo potrebbe essere presa come una forma di scortesia. Questa sera, ad esempio, ho provato il Karo, che sarebbe una sorta di radice dolce, bollita con una sorta di lenticchie e sfere di pasta di riso. Tutto ciò è descritto molto approssimativamente, ma è un piatto che i taiwanesi consumano sia d’inverno, caldo, che d’estate con l’aggiunta di ghiaccio. Ho smezzato la mia porzione con Donna, la madre della mia famiglia ospitante, e sono riuscita a finirlo senza alcun problema. In caso di nostalgia di cibo a me noto fortunatamente ho un Pizza Hut di fronte casa, dove andrò a strafogarmi se dovesse essere necessario.

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E niente, anche per oggi è tutto, chissà domani, chissà!

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