Kurama no hi Matsuri – Il Festival del Fuoco

A meno di un’ora di treno da Kyoto, circondata da fitte foreste e incastrata in magiche montagne immerse nella nebbia, Kurama mi ha dato il suo benvenuto in un freddo pomeriggio autunnale. Oggi non è un giorno come tanti in questo villaggio di montagna, le case private sono aperte a mostrarne i tesori, i cittadini indossano costumi tradizionali fatti di paglia e stoffe ricamate. Oggi è il 22 Ottobre: il giorno del Festival del Fuoco.

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Kurama è un piccolo villaggio che ha del magico già in se
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Durante il matsuri si trasforma in un piccolo museo a cielo aperto!
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La folla ai piedi dello Yuki Jinja

La folla è incredibilmente compatta ed eterogenea, d’altronde quello di Kurama è uno dei Matsuri più eccentrici e conosciuti in Giappone. L’origine risale, ancora una volta, al periodo Heian (che ricordo, era il periodo in cui Kyoto è stata capitale del Giappone). Dopo un grande terremoto, nel 940, l’Imperatore decise di indire un pellegrinaggio della sua corte al santuario di Kurama, ultimo luogo sicuro a nord prima del cancello degli spiriti maligni. Gli abitanti illuminarono dunque le strade con torce infuocate, per facilitare il trasferimento. E il festival non è altro che una ricostruzione di quella parata.

Ancora una volta, per godere appieno di questa manifestazione, ho dovuto un po’ soffrire. Il festival in se è tutt’oggi un rito shinto, e solo una parte di questo è aperto al pubblico, che deve seguire la processione attraverso un percorso strettamente delimitato da orde di poliziotti, percorso continuo che non è possibile interrompere. Ci siamo dunque ritrovati incastrati in questo cerchio di folla che scorreva lenta e compatta, vedendo qualche volta una torcia svettare sopra le teste degli astanti. I miei compagni di avventura, prossimi a gettare la spugna, sono stati però quasi costretti da me a rimanere a ripetere questo giro finché, finalmente, l’orda di turisti si è arresa.

E, lasciatemelo dire, si arrende proprio sul più bello, perché proprio quando la folla inizia a scemare si entra nel vivo del festival. Centinaia di torce immense, dette taimatsu, vengono portate in spalla dagli abitanti di Kurama in costume. La musica dei tamburi quasi ti costringe a seguirne il ritmo, mentre come in trance i portatori urlano saireya, sairyo (buon festival), e trascinano le loro torce in un’inquietante danza fino allo Yuki Jinja, dove vengono tutte impilate in un immenso falò, che farà da apripista ai due Omikoshi (i piccoli templi shinto su portantine), che purtroppo il turista vedrà scomparire tra le vie di Kurama verso l’Otabisho, dove una danza sacra concluderà il rituale.

Inutile dire che questa parata è talmente affascinante da valere ogni singolo yen del biglietto del treno per arrivare a Kurama (sono 840円 da Kyoto, andata e ritorno), e l’atmosfera di questo villaggio vi catapulterà in un Giappone antico e quasi tribale, che difficilmente potrete percepire anche nelle più tradizionali delle città. Quindi appuntatevi questa data e non lasciatevelo scappare!

 

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