La verità sugli Host Club – Quattro chiacchiere con un’hostess in Giappone

Il mondo degli host e hostess club è un mondo parzialmente noto ai più, soprattutto a chi ama la terra del Sol Levante. Non è difficile notare per strada gli host cafè, con le loro gigantografie di bellissime ragazze e ragazzi che posano come i migliori dei fotomodelli. Spesso viene erroneamente confuso con la prostituzione (come molte cose in Giappone, vi dice nulla un certo servizio delle Iene?)
Ma in ogni caso è un mondo che il turista non può comprendere a pieno, a meno che si abbia la fortuna, come me, di poter approfondire la questione parlando direttamente con chi la hostess la fa per mestiere. Perché quello di host e hostess sarà anche un lavoro che può far storcere il naso ai ben pensanti, ma è un lavoro che è pagato molto bene, e soprattutto non è poi, o perlomeno sempre, così sconveniente. A tal proposito ho chiesto all’hostess di concedermi un’intervista, celerò la sua identità per rispetto della sua privacy, ma ecco cosa ne è uscito fuori!

Tanto per cominciare, perché una ragazza o un ragazzo decide di fare questo lavoro?
“Tutti fanno questo lavoro per soldi, perché son soldi relativamente facili visto che devi solo parlare. In media si guadagnano tra i  2000円 e i 5000円 l’ora solo per far bere i propri clienti, che è l’obiettivo principale di questo mestiere. Infatti quando i clienti sono in gruppo viene scelta la ragazza che regge meglio l’alcol, perché possa svuotare quanti più bicchieri è in grado allo scopo di ordinare una nuova bottiglia”

Hostess di un Lounge, l’abbigliamento qui è più sexy, a differenza che nei Kabakura dove le ragazze indossano principalmente abiti da cocktail. Photo by Shiho Fukada – Source: blog.gaijinpot.com

Dunque siete autorizzate a bere?
“Solo allo scopo di farci pagare la nostra parte, ma mai  fino ad ubriacarsi perché si rischia il posto. La tecnica più semplice è quella di scegliere il pezzo più caro del listino.”

C’è competizione tra le ragazze o i ragazzi?
“Molto dipende dal tipo di pagamento che il tuo club decide di darti, e da quanto tu voglia guadagnare. Gli host e le hostess più richiesti hanno una percentuale sulle consumazioni dei loro clienti oltre al fisso, dunque è per loro quasi fondamentale tenersi stretti i favoriti. Ma chi lavora come host da poco o a un livello più basso viene assegnato ai clienti occasionali, e pagato ad ore. In un’ora e mezza un cliente potrà interagire con tre diverse hostess, e se qualcuna le piace particolarmente può tenerla fino alla fine del tempo che gli è concesso. Cambierà il listino dei cocktail, ma la hostess avrà una percentuale sulla consumazione, in questo caso più che competizione con gli altri si tratta di essere bravi nel proprio lavoro. Obbiettivo di tutti quello di spingere i clienti a tornare, e magari a farsi richiedere come favorito. Ecco perché è severamente vietato uscire con i propri clienti al di fuori degli orari del club, si lavora sempre e comunque per far guadagnare il club”

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Cartelli di un Host Club ad Osaka, dietro Dotonbori

Quello di host o hostess è una figura spesso fraintesa, il vostro lavoro ha a che fare con il sesso?
“Dipende principalmente dal tipo di locale, ma lo scopo primario di frequentare un host club non è quello di trovare qualcuno con cui passare la notte. Ci sono tre tipi di club, quello per cui lavoro è un Kabakura, ovvero un bar molto chic dove i clienti non sono autorizzati neanche a sfiorare le hostess. Si paga per la nostra compagnia, e ogni cliente viene servito da un’hostess, a differenza dei Lounge Club dove le hostess lavorano con gruppi di clienti. Nei Lounge l’atmosfera è più oscura, con luci basse, divani neri magari. La hostess più anziana, la Mama-san, è la hostess più pagata e a capo delle altre: non deve essere necessariamente la donna più bella, ma la più manipolatrice e capace nel gestire le altre ragazze. Qui le hostess hanno un contatto fisico maggiore con i propri clienti, carezze e baci inclusi. Solo nei Fuzoku è possibile spingersi oltre, ma anche in questo caso un rapporto completo si può avere solo al di fuori del locale, pagando naturalmente. E non si tratta di qualcosa che avviene sistematicamente, se il cliente è parecchio affascinato dalla sua hostess può chiedere al locale una notte con lei. E lei non potrà rifiutarsi”

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I Kabakura sono gli unici hostess club dove le foto delle ragazze non sono mostrate nelle insegne
Kuzoku Host Club – Source: http://www.phoenixandphoenix.net

Come si diventa host?
“Come per un qualsiasi lavoro, ci si candida e si fa un periodo di prova. E’ possibile perfino essere scoperti per strada, non è raro vedere nelle strade vicino i club bei ragazzi parlottare tra loro e osservare la folla. Quelli sono “scouter”, pronti a fermare le ragazze più belle e chiedere loro di fare un giorno di prova al loro club, senza impegno.”

Possono gli stranieri fare questo lavoro?
“Possono, ma solo in club dedicati dove i clienti sanno di trovare degli stranieri. Ci sono club di coreani, o di filippini o di “occidentali”, ma è quasi impossibile per uno straniero entrare in un club giapponese, soprattutto per i Kabakura, visto che il tuo giapponese dev’essere impeccabile.”

Come viene visto questo ambiente dalla società giapponese?
“Non c’è un’opinione davvero negativa a riguardo, può capitare che un gruppo di colleghi decida di andare a concludere la propria serata in un hostess club. Solo la clientela di un certo livello sociale può permettersi questo tipo di locale. D’altro canto non sempre host e hostess vengono visti in maniera positiva, ma chi sceglie questo lavoro sa a cosa va incontro.

Una domanda scomoda, non è forse la Yakuza coinvolta in questo giro? Come viene vista la cosa?
“I singoli proprietari non l’ammetteranno mai. Ma penso che finché il nostro capo ci tratta con gentilezza, non ci forza a fare ciò che non vogliamo e la paga è buona non ci sia nessun problema. I club non sono frequentati da criminali, al contrario i nostri sono clienti facoltosi, gente con i soldi che può permettersi di sborsare 10000円 (circa 100 euro) solo per parlare con una ragazza. E devo ammettere che non di rado ho avuto occasione di conoscere persone molto interessanti, che difficilmente è possibile incontrare nella vita di tutti i giorni.”

E con questo è tutto, ringrazio infinitamente la hostess che ha risposto alle mie domande nel corso di diversi incontri, e spero possa aiutare voi come ha aiutato me a fare un po’ di chiarezza in questa piccola subcultura giapponese.

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7 thoughts on “La verità sugli Host Club – Quattro chiacchiere con un’hostess in Giappone

  1. Io sapevo qualcosina perché mi ero appassionata a un manga che era ambientato in un host club (anzi, si chiamava proprio Host Club!) e dove le ragazze pagavano per prendere il tè assieme a ragazzi bellissimi (con ovviamente il solito personaggio biondo con gli occhi azzurri che nel manga non deve mancare mai), però ovviamente era giallo segnato dalla Panini, quindi non c’erano scene sconvolgenti xD però questa intervista è davvero fantastica!

    1. Conosco quel manga! In effetti la questione “host” viene affrontata da diversi manga/anime. Ne ho letto uno, non ricordo quale ma sono quasi sicura che fosse uno shoujo manga, dove c’era un personaggio secondario che nascondeva questa vita segreta da host ai compagni di scuola, quindi ho sempre visto questo lavoro come qualcosa di veramente sconveniente. Pare invece che ci siano hostess e soprattutto host che vanno molto fieri di figurare nei cartelli dei loro club! 😀
      Grazie per i complimenti. 🙂

      1. Io invece ne ho letto uno dove la presidentessa di un liceo era una maid perché non aveva i soldi per pagarsi la retta! E sempre teneva nascosta la situazione ai suoi compagni… Che mondo bizzarro il Giappone!

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