Berlino: la città che non dimentica

Sono tornata a Berlino dopo quattro anni di assenza, l’ho lasciata grigia e inquieta in un freddo autunno, la ritrovo bruciata da un sole cocente che ne fa evaporare gli effluvi maleodoranti.

Stazione Ostbanhof, ex Berlino est. Ragazzi a bordo strada sdraiati su un vecchio plaid sdrucito tirano con una siringa da un foglio d’alluminio bruciacchiato la loro dose, scura come caramello. Abbiamo appena superato mezzoggiorno, l’olezzo di orina li avvolge risalendo verso le scarpe legate ai cavi sopra le nostre teste. Penso che forse questa città non è poi così diversa dal primo impatto.

Esordisco con quest’immagine impietosa non solo perché è quella che mi ha accolto, ma perché Berlino mi ha di nuovo lasciato dentro quella sensazione di nausea e inquietudine che mi aveva regalato la prima volta. Berlino, macchiata nel sangue dell’olocausto, è la città che non dimentica.

Credo che non ci sia altro posto al mondo più consapevole degli orrori compiuti durante la seconda guerra mondiale. Berlino fa penitenza, si inginocchia davanti il visitatore aprendo il suo faldone di ricordi che altri posti terrebbero segreti. Te li mette di fronte, senza pietà, senza edulcoranti.

“Questo è quello che l’uomo è in grado di fare, questi i corpi emaciati dei deportati, questi i bambini in lacrime, leggi le ultime parole di chi sta per morire e ricorda. Ricorda quanto in basso sa cadere l’essere umano”

Berlino è il posto giusto per capire tutto questo. A cominciare dal Memoriale degli Ebrei assassinati d’Europa, gratuito, a due passi dalla porta di Brandeburgo. Progettato da Peter Eisenmann, un labirinto di stele in calcestruzzo che inghiotte il visitatore, imprigionandolo. E sotto le stele una mostra fotografica che racconta la storia del nazismo, e della sua degenerazione. Colpiscono come pugni allo stomaco gli scritti delle vittime dell’olocausto, preghiere, adii, poche disperate righe per ognuno, quante bastano per capirne l’orrore.

Dentro il memoriale

Dentro il Tierpark, di fronte il memoriale degli ebrei, quello dedicato agli Omosessuali perseguitati durante il NazismoUn cubo di cemento con una finestrella dal quale è possibile, letteralmente, spiare dei baci tra coppie dello stesso sesso, per ricordare queste vittime, “fantasma” fino agli anni ’80. Anche questa un’esperienza forte, un po’ disturbante e dal sapore voyeuristico, quasi stessi violando l’intimità di quelle coppie con il tuo sguardo da ignaro turista.

E ancora, scendendo verso Kreuzberg, un altro macigno della storia del nazismo visitabile gratuitamente è la Topografia del Terrore, un museo all’aperto costruito sulle macerie del quartiere generale della Gestapo, i servizi segreti nazisti, una mostra fatta di ritagli di giornale, manifesti di propaganda e foto d’epoca per ripercorrere l’ascesa del nazionalsocialismo, di fronte i resti del muro.

Forte, per me, l’immagine dei soldati felicissimi di bruciare i libri nel rogo del 1933, un po’ il simbolo degli effetti della propaganda nazista sul popolo

A pagamento, ma di sicuro impatto emotivo, due esperienze provate sulla mia pelle e che vi consiglio. La prima, sempre a Kreuzberg, è il Museo Ebraico (ticket 8€ – ridotto studenti 3€) , un’esperienza sensoriale che tenta di ripercorrere le sensazioni della deportazione. Le luci tonde della polizia che ti inseguono all’ingresso, gli assi del pavimento pendenti che destabilizzano la camminata, e infine le tre esperienze del “vuoto”. Il Giardino dell’Esilio, che ricorda il Memoriale per le steli in cemento che inghiottono il visitatore, senza permettergli di vedere altro. Il terreno qui è ancora più accidentato, girare al suo interno provoca la nausea. Un barlume di speranza è rappresentato dagli oleandri che coprono il cielo, piantati sulla sommità delle steli, e dalla colonna centrale contenente la terra di Gerusalemme.

La Torre dell’Olocausto, un’immensa sala buia, dalle pareti altissime e nere, con una sola lama di luce a penetrarvi dentro. Non climatizzata, riesci a sentire i rumori della città fuori, senza vederla. Il senso di claustrofobia e prigionia è immediato, nonostante l’ampiezza oggettiva dello spazio. Difficile starci dentro serenamente più di qualche minuto. E infine il Vuoto della Memoria, con l’istallazione di Menashe Kadishman, Shalechet – Foglie cadute, diecimila volti d’acciaio da calpestare in una cacofonia di metallo su metallo, quasi uno scuotere di catene da lasciarsi dietro il più velocemente possibile, accelerando il passo sui cadaveri di acciaio delle vittime di questa come di tutte le guerre.

Shalechet – Foglie Cadute 

Un museo forte, che fa contrarre lo stomaco, ma che sicuramente è un’esperienza unica e forse necessaria per provare a comprendere un pizzico in più quel dramma.

La seconda esperienza a pagamento che ho “affrontato” è stata la Berliner Unterwelten, sotto la fermata della metro Gesundbrunnen. Si tratta di una serie di tour guidati della Berlino segreta, quella che si trova sotto il terreno calpestabile. Tra tunnel scavati dai fuggitivi, bunker atomici e fortezze antiaeree sotto la città si nasconde un mondo oscuro e inquietante. I tour sono tutti dotati di guide preparatissime, il prezzo si aggira dai 15 ai 5 euro in base al tour/mostra che vorrete visitare.

All’interno del lato segreto della metropolitana di Berlino

Io ho seguito il percorso Il muro visto da Sotto (ticket 15€ – ridotto studenti 12€), dedicato ai progetti di fuga per scappare da Berlino est tramite vie sotterranee e della metropolitana, con una visita fino a Bernauer Strasse dove sono stati scavati alcuni dei più celebri tunnel, tra cui quello raccontato dal documentario della NBC “The Tunnel”. Un’esperienza sicuramente atipica, forse non troppo conosciuta nel turismo mainstream della città, ma proprio per questo da tenere in considerazione per la vostra prossima visita a Berlino.

Voglio concludere il giro della memoria là dove il mio viaggio è iniziato. Torniamo idealmente all’Ostbahnhof, e proseguiamo verso l’East Side Gallery, dove celeberrimi murales decorano i resti del muro di messaggi di pace. Perché è bene ricordare, ma solo per non ripetere. E portare sempre un messaggio positivo in un mondo dove l’intolleranza dovrebbe essere debellata. Per sempre.

“Dio mi aiuti a sopravvivere a questa storia d’amore mortale” – Il celeberrimo bacio socialista di Brezhnev e Honecker
La musica può salvare il mondo
Non sarà il più famoso dei murales, ma due colombe che sollevano la Porta di Brandeburgo mi sembravano la giusta conclusione per quest’articolo: un segno di pace.
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3 risposte a "Berlino: la città che non dimentica"

  1. Bellissimo articolo! Ti segnalo anche il monumento ai Sinti e Rom vittime del nazismo sempre nel Tiergarten, nell’angolo più vicino al parlamento. Anche lí si tratta di un’opera d’arte secondo me alquanto suggestiva.
    Un caro saluto,
    Fiorella

    1. Ciao Fiorella, grazie per la preziosa aggiunta, il monumento ai Sinti e Rom è un bellissimo monumento memoriale, suggestivo senza dubbio ma rispetto agli altri non mi ha lasciato quella sensazione di nausea e blocco allo stomaco, ecco perché, mentre pensavo al post, alla fine non l’ho incluso.
      Ciò non toglie che, effettivamente, vada visitato! 🙂

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