Diario di Viaggio

Ho lasciato un fiore sulla tomba di Van Gogh

Era un fiore di un giallo brillante, una margherita strappata da un vaso, di nessun valore. Ma quel giallo che brilla come pallottole di luce, che si attorcigliano su se stesse in stelle che diventano soli, tu, Vincent, forse l’avresti visto in maniera diversa. Ho camminato nel campo che è stato lo scenario della tua ultima opera. Ti ho immaginato percorrerlo a piedi, da solo come lo sono stata io, il cavalletto sotto braccio, le maniche sporche di colore.

Seduto lì, tra i corvi che gracchiavano, a colpire la tela come volessi farle male, per urlare il tuo dolore attraverso la tua arte. Perché cos’è l’arte, se non questo? L’arte è l’artista che si dona al mondo. E tu quel giorno non potevi certo sapere che secoli dopo ancora si sarebbe celebrato il tuo nome. Sapevi solo di essere in quel campo, e vedevi il grano giallo contro il cielo blu, e lo vedevi con un’intensità che noi non possiamo capire se non attraverso quello che ci hai lasciato.  I tuoi quadri.

Auvers-sur-Oise è stata la tua casa, per poco. L’Auberge Rouge dove risiedevi ora è meta di turisti e curiosi, che entrano nella tua camera ora spoglia, quasi potessero trovarti ancora lì dentro. I pannelli parlano di te, della tua storia. Ma non è necessario che ci siano. Perché non c’è persona al mondo che non sappia il tuo nome.

In questa camera ti sei tolto la vita. e dopo di te nessuno ci ha mai più soggiornato. Non sono entrata, non volevo profanare questo luogo di morte. La tua tomba, invece, parla di vita, con l’edera verde che la ricopre e tuo fratello Theo che ti riposa accanto, tuo custode anche nell’altro mondo, qualunque esso sia.

In tanti angoli di questa cittadina hai dipinto, la chiesa gotica, il municipio, le piccole case. La statua di Daubigny campeggia su Rue de Paris, mi dispiace pensare che avesse scelto questa città ben prima di te. Ma nessuno è qui per lui. Sono tutti qui per te, Vincent.

Ti hanno persino dedicato un parco, e una statua. E murales dapertutto, fin dalla stazione. Possono seguire i tuoi passi attraverso dobloni di bronzo che portano la tua firma. L’avresti mai immaginato?

Auvers-sur-Oise non è rimasta la tua tomba, Auvers-sur-Oise parla ancora della tua vita. È solo l’ultimo luogo che ha avuto la fortuna di ospitarti…

Come arrivare ad Auvers-sur-Oise da Parigi

Se volete ripercorrere gli ultimi 60 giorni di vita di Van Gogh, come ho fatto io (mi scuserete il posto poco informativo ma più personale, ma davvero per me è stata una grande emozione), potete prendere l’RER C dalla stazione a voi più vicina direzione Pontoise. Da lì cambiate a Saint-Ouen-l’Aumône con la Transilien H per Auvers-sur-Oise.

Consiglio: al di là dello Chemin des Peintres vi consiglio di visitare anche il giardino del Castello di Auvers-sur-Oise, che è gratuito. L’interno del castello ospita inoltre un’istallazione sull’impressionismo francese multimediale, al prezzo di 15 euro.

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