Consigli

Una (povera) Italiana a Parigi che voleva solo dei soldi

Detto anche “guida semiseria alla CAF”

Buongiorno carissimi, avevo promesso nuove simpatiche avventure della povera italiana a Parigi (me), e alla fine non ci sono stati aggiornamenti. Ma non temete, perché la rubrica che ha commosso il web sta per tornare. E in questa puntata parliamo di una delle specialità francesi: la BUROCRAZIA.

Partiamo dagli albori, ricollegandoci alla prima puntata, mi avete lasciato quasi sei mesi fa buoni ad aver trovato una casa dopo aver schivato maniaci e proposte indecenti. Ma la nuova casa aveva un prezzo. E parlo proprio di un PREZZO, tale da pareggiare quasi il mio stipendio. Ma il padrone di casa, con largo sorriso, mi rassicurò “non temere, in questi casi puoi fare una domanda alla CAF e ottenere un aiuto statale, tutte le altre inquiline ce l’hanno”.  I miei occhi sbrilluccicano, davvero? Cos’è una specie di reddito di cittadinanza ma vero? E poi non sono neanche francese, posso averlo?

La risposta è sì. Posso. Potete. Ma preparatevi, perché sarà un processo lungo, faticoso, persino doloroso!

Perché la burocrazia francese è una macchina obsoleta, e io vi ho lottato contro ad armi impari. Vincendo.

Tanto per cominciare per ottenere gli aiuti della CAF (Casse d’Allocations Familiales) bisogna registrarsi sul sito web dedicato, fare un profilo spiegando vita morte e miracoli, perché siete in Francia e cosa volete da loro. Potete anche fare una simulazione per capire a quanti soldi avete diritto, e nel caso siano pochi semplicemente lasciar perdere. Ma se quei soldi vi servono non demordete.

Tanto per cominciare i primi problemi arriveranno già con la creazione del profilo. Se non avete un numero di telefono francese la CAF, nostalgicamente e anacronisticamente, deciderà di comunicarvi tutto via…LETTERA.

E quando dico tutto intendo anche nome utente e password per accedere al sito. Ci mancherebbe che la comunicazione avvenga in una sola lettera. Le lettere saranno DUE, una con il nome utente, l’altra con la password. Il destino ha poi voluto che la mia password non andasse, motivo per il quale in attesa di una seconda lettera con la seconda password ho dovuto affrontare TUTTE LE PRIME FASI DELLO SCAMBIO DOCUMENTI VIA POSTA. Catapultata negli anni ’90 ho trovato nella CAF un simpatico amico di penna francofono. Ogni giorno ho aspettato con ansia le loro risposte come fosse la lettera di ammissione ad Hogwarts, e con altrettanto zelo ho risposto loro con una rapidità che neanche al mio ragazzo.

E in questo scambio epistolare degno di un romanzo vittoriano finalmente è arrivata la password. Accedendo al vostro conto potrete persino, incredibile, caricare documenti online su internet. Pazzesco cosa riesca a fare la tecnologia oggigiorno!

Tuttavia, che sia via carta o etere, la CAF ha due difetti, quello di chiederti un DOCUMENTO PER VOLTA e non tutti insieme, e quello di richiedere lo stesso documento in un loop infinito che vi farà credere di avere a che fare con Dottor Strange.

Leggo su internet che il trucco è rispondere indefessi, con un copincolla infinito di cordialità. Ma, allo scadere del quinto mese, la mia pazienza zen è finita. Lancio email di anatemi chiedendo perché diavolo mi stiano chiedendo da tre mesi lo stesso maledetto certificato (nello specifico quello di laurea) che ho allegato fino allo sfinimento.

La risposta è stata ottenere i miei soldi. Senza se e senza ma. Sul mio profilo risulta ancora che devo caricare il certificato di laurea. Taccio e prelevo, non sia mai cambino idea.

Per ottenere la CAF vi chiederanno i seguenti documenti: passaporto, tessera sanitaria, certificato di lavoro, certificato scolastico, contratto, documentazione firmata dal vostro padrone di casa. Armatevi di tutto ciò, dello spirito santo e della pazienza di un Buddha e avrete i vostri soldi. Forse. Tra tanti mesi.

Bonne chance!

 

PS: questa guida non è utile, se avete domande serie scrivete pure in un commento!

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