Una (povera) italiana a Parigi che vuole solo dormire

Inizio subito con lo scusarmi con i miei lettori. E no, non per l’assenza, a quella ormai avrete fatto il callo. Mi scuso perché, dopo aver lamentato per quasi due anni quanto mi risultasse cara Roma, nella più coerente delle scelte mi sono appena trasferita a Parigi. Così. Succede, si ha una buona proposta di lavoro, si chiudono gli occhi, si fa la valigia e si salta sul primo aereo. E nel giro di un paio di settimane la tua vita finisce sottosopra e ti ritrovi in un affittacamere di periferia a sognare la vita bohémiene.

Cancellate pure dalla vostra mente l’immagine romantica di me seduta in un cafè a Montmartre mentre stendo il mio nuovo romanzo perché la realtà non è così utopica. E ve la racconterò in una nuova rubrica che vi accompagnerà, temo, un po’ su questo blog. Ho deciso di chiamarla “una (povera) italiana a Parigi che…”, dove povera sta per squattrinata. E la userò per raccontarvi le tragicomiche avventure che vivrò nella ville lumière.

La prima si è appena conclusa e riguarda la ricerca della stanza dove dormire. Una che sia duratura. Sono straniera, non ho un garante francese (e qui lo vogliono. Tutti.) non sono una studentessa quindi niente residenze, il mio contratto non verrebbe preso in considerazione da nessuno visto che qui deve essere almeno doppio rispetto l’affitto pagato quando non hai un garante. Insomma, ho una sola speranza: collocation. Ovvero, un subaffitto.

E là inizia l’avventura. Tanto per cominciare mi registro su due siti, La carte des Colocs e Appartager, cerco stanze nella mia zona, mando qualche messaggio che non trova risposta, fisso qualche appuntamento. Sono pronta per il primo, una casa molto bella in foto, molto vicina a lavoro, quindici minuti a piedi.
Vado a vedere la stanza (o almeno quello che credo sarà la stanza), S., il proprietario, apre la porta nella sua canotta nera, premetto che è abbastanza giovane, dato importante per quanto seguirà. Mi mostra l’appartamento, la camera, il salotto. Tutto molto moderno e bello. Ci prendiamo un succo in terrazzo, classiche domande “cosa fai in Francia”, “quanto tempo devi stare” e cose così. Pare lui vada via e lasci casa, chiedo dunque fino a quando visto che a me serve per un po’. Ma pare il limite non ci sia. Sospetto. La camera è una alla fine. Ma poi lui dormirà sul divano, o come preferisco. Possiamo fare a turno. No guardi io preferisco una camera da sola. Eh ma per questo prezzo. Ma sei una che vuole stare per i fatti suoi? Decisamente sì. Ma non vuoi conoscere persone? Sì che voglio, ma preferisco avere una camera per me. Devo concentrarmi, scrivere. Ah, dunque sei una che vive nel mondo della fantasia? Senta signor S., mi sta piscoanalizzando visto che dice di fare lo psicologo? No, vorrei solo conoscerti. Magari usciamo prima di lasciarti la casa.

Il campanello di allarme suona nella mia testa.

Signor S, ma mi dica un po’, perché preferisce un’inquilina donna? Perché mi piacciono le donne, e per rispondere alla tua domanda nascosta, sì, perché cerco una compagna. Allora le dispiacerà sapere che non sono interessata visto che ho una relazione. Stabile. Da otto anni. Eh, ma il suo lui dov’è? Non qui ma non ha importanza. Una relazione a distanza non può funzionare, ho avuto una ragazza croata e non ha funzionato. Guardi signor S., le assicuro che la mia relazione funziona benissimo anche a distanza, ora avrei da fare. Hai fretta? Semplicemente non mi interessa la cosa. Ma non voglio forzarti, ti lascio la camera, poi se ti piaccio magari ti innamori di me proprio sul mio divano.

Risata nervosa.

Guardi io vado, arrivederla. Fammi sapere Laura, magari usciamo domani. Si certo, le farò sapere (come no). Ah, comunque si dice Laura non “lourà”. In francese noi diciamo “laura l’aurait”. Cioè? Laura, l’avrò. Ok, credo proprio sia giunto il momento, addio.

Fuga. (sipario)

Bene, il primo annuncio è segnalato come scam, andiamo oltre. Vi ricordate la Montmartre dei miei sogni? Vedo forse un annuncio a due fermate di metro dai miei cafè parigini?? Contatto subito i proprietari, pregando questi non siano pazzi. Appuntamento per due giorni dopo. Vado dopo lavoro, nella mia camicia d’ufficio. Fermata Barbès. Se conoscete Parigi sapete di cosa parlo, se la conoscete poco come me no. Se non conoscete Parigi fate finta sia uscita dall’uscita della metro, proprio quella che dà su Piazza dei Cinquecento, a Termini. In piena notte. Credo la sensazione di sicurezza e tranquillità sia stata la stessa. Benissimo, stringo lo zaino come temessi il peggiore degli scippi e ingoiando i pregiudizi mi decido a proseguire. Superata la stazione non è poi così male, è un Esquilino africano. Va bene, sono abituata alla multiculturalità, lo zaino torna pure sulla mia schiena, e il mio portafoglio resta al suo posto, la mia fiducia viene ripagata. La casa dei miei forse futuri coinquilini è un palazzo abbastanza moderno, mi accolgono due dei tre, la ragazza non c’è. Mi salutano schioccandomi due baci sulle guance come amici di vecchia data, il salotto ha pure un cabinato. Io già adoro. Ci sediamo al tavolo, parliamo nel mio sgangherato francese. Mi spiegano che vengono da varie parti della Francia, non sono parigini, che non hanno molte regole in casa, posso invitare chi voglio, quando qualcosa è disordinato la si mette in ordine. Molto scialli e tranquilli. Ci sono due bagni, delle bici in corridoio. Vi ho già detto c’è un cabinato in salotto? La vecchia inquilina era una signora di mezz’età che amava le piante, ha messo piante ovunque. A noi non interessa se il prossimo inquilino sarà maschio o femmina, se è femmina è meglio così siamo più in equilibrio. Molto bene, certo la casa è un po’ lontana da lavoro ma ok. Ah, ma per caso il piumone che c’è ancora sul letto rimane? Il piumone? Ma guarda che va via il letto. Cosa??? Ah, non l’ho scritto nell’annuncio? C. si porta via tutto. I mobili sono suoi. Desolè.

Questi sono solo i più pittoreschi degli incontri. Poi è successo una specie di miracolo e ho incontrato una famiglia sana di mente che affitta a studenti e stagisti con contratto semestrale. Esatto, con contratto, non patto di amicizia e onore. La ricerca si è conclusa. Le avventure anche. Per ora. Perché sono sicura che questa città ha ancora delle (s)piacevoli sorprese da riservarmi!

A voi è mai capitato di trasferirvi all’estero da soli? Com’è stata la ricerca di un posto dove stare? Avete simpatici aneddoti? Fatemi sapere con un commento!

Da Parigi è tutto, à bientôt! 

 

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5 risposte a "Una (povera) italiana a Parigi che vuole solo dormire"

  1. No ma il primo (per fortuna mancato) padrone di casa andrebbe denunciato 😂 Uno risponde all’annuncio in buona fede e si ritrova davanti a questo pazzo! Nonostante le disavventure sono felice di vedere che hai trovato una sistemazione. Mi piace molto questa rubrica, quindi attendo con ansia la prossima puntata.

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