Consigli, Curiosità

Sei italiano? Cinque motivi per non trasferirti in Francia (soprattutto a Parigi)

[DISCLAIMER: anche questo è un articolo tra il serio e faceto, spero che nessuno si senta offeso da tutto ciò! 😀]

Il momento tanto atteso è giunto: è arrivata l’ora di sparare sulla croce rossa e analizzare i lati oscuri dei nostri cugini francesi, per scoprire perché forse è meglio che un italiano non varchi il confine d’oltralpe onde evitare di farsi venire un’ulcera e scontrarsi testa a testa con gli ex galli. Perché quello tra Italia e Francia è un braccio di ferro millenario, scontri sulla cucina, sull’arte e in generale su una superiorità culturale che ognuno dei due paesi sostiene di avere sull’altro. E se l’assenza del bidet e la baguette sotto ascella sono ormai motivazioni quasi storiche, ecco i cinque motivi che mi hanno fatto dire “Ok, forse è meglio se torno in Italia!”

I francesi sono tutti Master Chef

Lo scontro di cucine è un argomento che non mi tocca. Perché io adoro assaggiare i piatti locali ed è difficile che entri in un ristorante italiano all’estero (mi è capitato solo per uscite di gruppo dove la meta era scelta da terzi). Mi risulta quasi normale sostenere che la cucina italiana è la mia preferita, ma ehi, sono italiana, per di più siciliana, nasco tra melanzane fritte, ricotta e polpette di cavallo. Non pretendo mica di andare fuori e trovare lo stesso. Ma in Francia mi è successa una cosa che mai altrove mi era capitata. I francesi hanno cercato di insegnare A ME come si cucina italiano. Gli scontri tra titani sono avvenuti su due ambiti, il primo il risotto, e ho lasciato correre, il secondo sulla CARBONARA. Io non sono di Roma, ma ci ho vissuto, ma quando un francese, a muso duro, sostiene che la ricetta italiana è SBAGLIATA perché la versione con la panna è quella che tutto il mondo conosce e che la nostra carbonara è INCOMPLETA allora ti sale quel patriottismo che non avevi da quando ti dissero che la pizza era invenzione americana (tratto da una storia vera). NON SI SCRIVE L’ITALIA INVANO. (-cit)

Burocrazia nemica mia!

Se pensiamo che la burocrazia italiana sia macchinosa, beh non conoscete quella francese! Forse ve ne ho dato un assaggio nel mio scorso articolo sulla CAF, fatto sta che i francesi amano le scartoffie, amano i documenti e amano le lettere. E, se vi state trasferendo, vi chiederanno cose che non credevate neanche esistessero. E attenzione, perché tutto dev’essere in francese, quindi i documenti ufficiali tradotti in inglese per loro sono carta straccia, e senza una traduzione ufficiale da notaio finiranno nel tritacarte. Insomma, preparate il portafoglio e la pazienza. Ah, dimenticavo, spesso non riconosceranno documenti italiani validi in Europa, come la tessera sanitaria. Bon courage! 

Parigi città d’oro

Il terzo motivo è strettamente legato alla città di Parigi, ma è anche vero che la maggior parte degli italiani qui in Francia è proprio nella Ville Lumière che vogliono vivere. Parigi è una bellissima città con tante opportunità di lavoro, ma è una città cara, terribilmente cara. Loculi di 9 metri quadri vista Tour Eiffel possono sfiorare anche i mille euro. Bagno in corridoio, interviste per prendere casa neanche fosse una posizione da quadro in azienda, portfolio completo di vita morte e miracoli tuoi da consegnare al padrone di casa e, nel caso in cui non si abbia un contratto, garante francese. Tutto ciò per ottenere in cambio una splendida stanza con letto affacciato sul cesso e vista su due fornelli elettrici, finestra sul tetto che perde e moquette degli anni ’20. Bienvenu à Paris! 

Non vi piacciono i piccioni? E i ratti invece?

“Ratatouille” non è ambientato a Parigi a caso. Perché Parigi è seriamente una città piena zeppa di ratti. A livelli talmente epici che, in certe zone, ho visto tranquillamente parigini e ratti camminare fianco a fianco come niente fosse, là dove in Italia il più piccolo dei topolini avrebbe scatenato urla e fuggi fuggi che neanche un’invasione di zombie. Quindi se convivere con topi, ratti e pantegane non fa per voi forse è meglio depennare Parigi dalla lista delle città dove vivere…

Quando i clochard non sono poi così pittoreschi…

Voglio fare questo post di critica sociale? NO! E allora via di lato superficiale alla Valeria Marini! I senzatetto sono tanti, tantissimi, soprattutto a Parigi. E vivono nelle metropolitane, nei sottopassaggi, in tutto ciò che è sottoterra. Risultato? L’underground di Parigi puzza terribilmente di piscio. SEMPRE. Ho letto gente lamentarsi di Roma, Milano, Londra. No, bellezze, voi non avete idea di cosa sia una puzza talmente acre che a volte siete costretti a trattenere il fiato onde evitare di rigettare la colazione sui gradini lerci. Non mi interessa analizzare di chi è la colpa, o le possibili soluzioni. La puzza è oggettiva e impossibile da ignorare. Se aggiungiamo che, una dolce mattina di lavoro, mentre corri in un sottopassaggio intenta a non perdere il bus, becchi un clochard intento a menarsi il batacchio con balle a vento, incurante del freddo inverno, il quadro è completo. Perché evidentemente i fluidi corporei che imbrattano il mondo sotterraneo sono proprio TUTTI.

Ho esagerato? Forse. Ma la verità è che la Francia mi ha deluso principalmente per un aspetto: l’aperto razzismo. Forse sono stata sfortunata io a incontrare le persone sbagliate, forse ho malinterpretato i telegiornali, ma quando senti dire alla TV nazionale che a causare problemi durante una manifestazione di respiro globale sono “gli stranieri, gli abitanti di periferia” allora un po’ ti si gela il sangue. Perché no, non è possibile che un cittadino, un parigino, sia anche un elemento socialmente disturbante. Eppure i parigini sono anche neri, sono arabi, sono di fede mussulmana. Liberté, egalité, fraternité? Non più, soprattutto per le vecchie generazioni. Non a caso le campagne di sensibilizzazione sono tante, dappertutto, anche se in teoria qui non ce ne dovrebbe essere bisogno, perché qui sono “diversi” da sempre. Una volta ho osato dire che non mi stava bene sentirmi straniera come fosse qualcosa di negativo. Mi è stato risposto che non dovevo sentirmi in questo modo, perché io non ero né nera né araba. In quel momento ho capito che questo non è un paese che fa per me, soprattutto non adesso che l’Italia si sta allineando su questi pensieri. Forse è meglio che l’ostilità tra cugini rimanga, almeno su questo punto. 

PS: che sia chiaro, la mia esperienza in Francia è finita con lo scadere del mio contratto lavorativo, semplicemente.

 

Edit: questo articolo è arrivato al secondo posto su Travel365 come migliore articolo di Febbraio! Grazie a tutti, non mi aspettavo che l'”odio per la Francia” unisse così tanto! (Scherzo, ovviamente).

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13 pensieri riguardo “Sei italiano? Cinque motivi per non trasferirti in Francia (soprattutto a Parigi)”

  1. A parere mio tutte le nazioni europee che hanno un grande patrimonio storico vivono di contrasti più o meno evidenti. Il problema è che ogni indigeno, per cultura o altro, è abituato ai suoi di contrasti. Secondo me il contrasto tra contrasti è il vero male.
    P.S.: Bellissimo articolo!!!

  2. Articolo incredibile! Sono stata a Parigi per la prima volta la scorsa estate, burocrazia a parte (é una cosa che non ho potuto vivere da turista) molte delle sensazioni che ho provato sono le stesse che hai descritto. Si, bella città, però mi ha deluso un pochino..

  3. Ricordo il tuo articolo sulla ricerca dell’appartamento, che mi aveva colpita per tutta la trafila burocratica.
    Sul razzismo non avrei mai più detto perché la Francia e Parigi sono un paese e una città “melting pot”. Anche qui in Italia purtroppo la tendenza è quella di dare la colpa agli immigrati, e questa necessità di trovare a tutti i costi una sorta di nemico comune mi spaventa non poco.
    Passando alla cose più leggere: ma come si permettono di insegnare a un’italiana a cucinare i piatti italiani? La cosa della carbonara poi non si può sentire 😂

  4. Parigi l’ho visitata solo da turista, quindi ne ho visto i lati migliori (tranne quando Movit ci ha portato in una ridente fermata della metro con gli spacciatori alla cinque del pomeriggio, ma vabbè). Conosci i Ritals? Anche loro fanno un sacco di satira su sta situazione!
    P.s. i topi li ho visti, sotto la torre eiffel!!!

  5. Mi è piaciuto un sacco, e sono stata anche a fare un giro per travel365 che non conoscevo, ma qui ho visto di ogni! E dire che mi sono mascherata di ombretti e mascara per tenermi ancorata a questa casa, se avessi iniziato a scrivere X i travel, avremmo venduto anche casa! Adoro viaggiare, e comunque sono sempre dell’idea che un posto visitato da turista ha un sapore differente rispetto al viverci! Io Parigi continuo ad adorarla, per le emozioni che mi trasmette in tempi brevi! Ma non ci vivrei, sono ancora alla ricerca del mio posto perfetto X la vecchiaia, il primo aspetto da vAlutare è indubbiamente il clima 😉

      1. Si sì, concordo sul tuo modo di vedere la città in questione, proprio perché anche X me un posto vissuto a livello turistico, non è mai la stessa cosa che viverci! Comunque anche mia sorella ci ha vissuto un’anno e la turca in una porta esterna sul corridoio e la doccia nell’angolo cottura sono le cose che più mi hanno traumatizzato di quell’ultimo loculo in. Io ha. Issuto

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