Curiosità, Diario di Viaggio

Vatnajökull – Il gigante che muore

L’Islanda il fuoco me l’aveva già regalato a fine agosto, ma il ghiaccio ancora non ero riuscita a vederlo. Dunque, complice un meteo straordinario, ho chiesto un paio di giorni liberi in più da lavoro per guidare a sud. Ben cinque le ore di macchina che ho dovuto affrontare per trovare il freddo. Perché, contrariamente a quanto si possa immaginare, i tre principali ghiacciai d’Islanda sono tutti a sud. Non potevo che scegliere il più imponente, che con i suoi  8.000 km² è il più grande d’Europa: il ghiacciaio di Vatnajökull. L’idea era quello di scalarlo, visitarne le grotte di ghiaccio, ma questo tipo di tour è disponibile solo nei mesi invernali per cui, scartata l’idea, mi sono limitata a visitare la laguna ghiacciata di Jökulsárlón e il vicino lago di Fjallsárlón. Entrambe tra le mete più emozionanti della mia esperienza islandese e di viaggiatrice in generale!

Jökulsárlón: una laguna glaciale!

Alloggiando in un ostello nella piccola cittadina di Höfn, riuscivo a vedere lingue del ghiacciaio già dalla baia sulla quale si affaccia il villaggio. Mi sentivo preparata a incontrare gli iceberg, povera illusa! Una volta nella baia di Jökulsárlón, ogni preparazione si è sciolta come neve al sole. Ma chi li aveva mai visti degli iceberg, figuriamoci una siciliana poi! Alcuni galleggiavano pigramente, altri, in balia della corrente, lasciavano la baia per infrangersi sulla famigerata Diamond Beach, con le piccole teste delle foche che vi nuotavano tutte intorno, incuranti di essere immortalate da orde di turisti.

Una spiaggia nera ricoperta di “diamanti” di ghiaccio

Che ve lo dico a fare che ho passato ore qui? Ho imboccato entrambi i sentieri che costeggiano la laguna (sul lato est più corto e frequentato, sul lato ovest decisamente più lungo e silenzioso) e, complice un cielo che si apprestava a uno splendido tramonto, sono persino tornata indietro per fare un giro nella baia con la barca anfibia.

Purtroppo, il tour non mi ha soddisfatto come credevo. Le barche erano davvero sovraffollate e il nostro comandante ha tenuto gli iceberg per metà della crociera alla sua sinistra. Io, naturalmente, stavo sul lato destro, impossibilitata a vedere qualsiasi cosa dalla muraglia umana di gente in piedi per fotografar(si)e. 6000 krn per quindici minuti validi, in pratica.

Salpare in mezzo agli iceberg è stato comunque emozionante, soprattutto sulla via del ritorno quando li avevamo su entrambi i lati come chissà in quale spedizione artica. Ed è uno spettacolo che, ahimè, non durerà a lungo, perché ben presto la laguna non avrà più quest’aspetto… Ma ci arriveremo tra poco.

Non solo barche anfibie e gommoni, è possibile anche fare kayaking nella baia. Da brivido!

Il lago di Fjallsárlón

La lingua del ghiacciaio chiamata Fjallsárlón si intravede già dalla strada, ma non il lago sul quale si affaccia. Consigliata da un’amica, ho deciso di farci un salto e devo dire che, per certi versi, è stato ancora più affasciante della laguna glaciale. Tanto per cominciare i turisti qui sono ridotti all’osso, si può tranquillamente sedere sulle sponde del lago ad ascoltare il ghiaccio scricchiolare al sole. E poi, il muro del ghiacciaio è talmente vicino che si può vedere molto chiaramente senza bisogno di avvicinarsi con le barche. Ma, nel caso voleste farlo, c’è comunque la possibilità di andare in giro col gommone anche qui.

Proprio a Fjallsárlón ho assistito a uno spettacolo che mi ha gelato il sangue. Stavo tornando indietro, dando quasi le spalle al ghiacciaio, quando un’esplosione ha sconquassato il silenzio delle sponde lacustri. Mi sono voltata col cuore a mille, cercando l’origine di quello che mi era sembrato quasi uno sparo, una cannonata. Era “solo” un nuovo iceberg che si era appena tuffato nel lago, staccandosi dalla parete principale del ghiacciaio. Non potendo prevedere un avvenimento del genere non ho alcuna foto o video del momento, ma vi assicuro che è stato più spaventoso che affascinante.

E qui veniamo al tasto dolente del post…

Il gigante che muore

Nonostante quell’aspetto quasi da era glaciale, la presenza degli iceberg a Jökulsárlón è un avvenimento piuttosto giovane. La laguna ha questo aspetto da poco meno di un secolo, difatti. E con tutta probabilità, nel giro di un’ottantina d’anni potrebbe scomparire del tutto. Varie volte mi è stato chiesto se l’aspetto della laguna sia dovuto al riscaldamento globale: la risposta è sì e no al contempo. Originariamente il ghiacciaio di Vatnajökull ricopriva tutta l’aria di Jökulsárlón, fino al mare. Qui veniva sfaldato dall’effetto corrosivo dell’acqua salata, lentamente, rilasciando gli iceberg direttamente in mare.

L’evoluzione della baia negli anni. Fonte: Glaciological Group of the Institute of Earth Sciences of University of Iceland.

Per via dell’innalzamento delle temperature, però, il ghiacciaio ha preso a sciogliersi sempre più rapidamente, retrocedendo fino alla creazione della laguna per come la vediamo. Gli iceberg continuano a formarsi per via dell’acqua salata che, entrando nella baia e mescolandosi a quella dolce del ghiacciaio, lo corrode, e il ghiacciaio continua a sciogliersi per il caldo. Pensate che ogni anno retrocede di circa 500 metri! In futuro la baia si ingrandirà sempre di più e il ghiacciaio verrà corroso al punto da non lasciar più cadere iceberg in acqua. Fino a scomparire del tutto.

Jökulsárlón intorno alle undici del mattino
Stessa baia intorno alle cinque di pomeriggio. C’erano molti più iceberg!

Il problema non si limita alle baie. Vatnajökull tutto è in pericolo, ogni anno la sua estensione si riduce, le temperature sanno essere piuttosto elevate persino in Islanda e quell’estate calda che per un turista è quasi un regalo, in realtà è veleno per ambienti del genere.

Cosa si può fare? Purtroppo nulla, non c’è alcun modo di preservare il ghiacciaio, l’unica cosa che può lasciarci è la consapevolezza del cambiamento climatico in atto. Non è uno spauracchio, non è un tema a noi così lontano. Dunque, anche nel nostro insignificante piccolo, è nostro dovere fare tutto ciò che possiamo per preservare il pianeta che è la nostra casa. Forse non riusciremo a salvarlo, ma almeno cerchiamo di non abbandonarlo sul punto di morte.

Perché a perderci saremo solo noi.

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