Quella volta che ho incontrato una Geisha

Gion ha qualcosa di magico. Sarà quando la leggera pioggia l’avvolge, moltiplicando le luci delle insegne delle okiya in un caleidoscopio quasi anacronistico su quelle basse case in legno dalla porta scorrevole. Fatto sta che se ti infili nella via giusta, dove tutto è silenzioso se non gli scricchiolii nascosti dalle tendine sulle porte, il fruscio dei pannelli che si spostano e il sussurrare leggero dietro le porte, puoi quasi sentire una strana elettricità pervadere l’aria. Sono stata molte sere a Gion, a caccia di Geishe oserei dire. Ho ripercorso l’Hanamikoji-dori tante volte con la fotocamera alla mano, vicino al Gion Corner, il teatro dove tutt’ora è possibile vederle esibirsi.
Eppure non sono stata fortunata.

people-of-gion
Gion è disseminato di Okiya (case di Geisha) e Ochaya (Le case da Tè), come quella in foto.
geishas-rule
Sull’Hanamikoji-dori, sono presenti questi cartelli, in quanto i turisti spesso si appostano per vedere le Geisha proprio vicino al Gion Corner

Ieri camminavo per le vie di Pontocho, quartiere gemello di Gion dove invero le okiya sono presenti, con nessuno scopo se non quello di cercare un ristorantino per una serata con degli amici, quando, alzando lo sguardo dal telefono, la vedo venirmi incontro. E’ incredibile come queste leggiadre creature riescano a comparire dal nulla e nell’altrettanto nulla scomparire. Il mistero che avvolge la figura della Geisha è palpabile, e non voglio esagerare ma quando te la ritrovi di fronte sembra davvero una creatura fantastica, quasi magica. Prosegue a passettini veloci, accompagnata da una ragazza. Dal colletto rosso capisco che non è ancora una Geisha, ma una Maiko, ovvero un’apprendista.

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Pontocho, praticamente dall’altra parte del fiume rispetto a Gion, è stato il quartiere a luci rosse della città.
pontocho
Oggi invece è una zona piena di ottimi ristorantini di cucina locale, incluse ochiya e okiya. In foto uno di questi pittoreschi locali.

Non sono quasi in grado di prendere la fotocamera,  la guardo con un sorriso talmente ebete che mi sorride di rimando. Fortuna vuole che, appena mi supera, venga richiamata dal cameriere che davanti uno dei tanti localini invita la gente ad entrare. E’ il momento giusto per immortalarla.

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La Maiko incrociata a Pontocho mentre parla con un ristoratore.

Il tempo di una foto e si è già voltata, mostrando il collo scoperto dal trucco bianco, segno erotico della cultura Giapponese. Sto per puntare di nuovo la macchina per fotografarla di spalle, ma è già sparita tra la folla. Me ne vado felice come una ragazzina alla prima cotta, con il cuore che batte di quest’altro piccolo obiettivo raggiunto.

 

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