Curiosità

Lambing Season – Perché quella degli agnelli è la stagione più entusiasmante in Islanda!

Non so per quale motivo, probabilmente una mia fascinazione, sono venuta qui in Islanda con la convinzione che l’alimento più consumato fosse il pesce. Nulla di più sbagliato, la pesca ha iniziato a prendere piede solo nel ‘900, e la dieta islandese si è sempre basata, in realtà, sulla carne di agnello.

Questa premessa spiega facilmente perché, soprattutto nel periodo estivo, è molto comune imbattersi in gruppetti di pecore che pascolano libere in giro per l’Islanda: trovarsele sul bordo strada a fissarvi incuriosite non sarà poi così raro!

Agnelli curiosi durante la mia escursione a Langanes
Le pecore islandesi non sono affatto aggressive, se le incontrate possono osservarvi o…scappare!

Il regno delle pecore islandesi inizia proprio i primi di Maggio, con l’inizio della Lambing Season. Questo è un periodo che dura circa quattro settimane, i cui strascichi si esauriscono i primi giorni di Giugno, e vede la nascita di migliaia e migliaia di piccoli agnelli! Pensate che in Islanda ci sono un centinaio di fattorie di sole pecore, e ognuna ospita circa mille esemplari, destinati a raddoppiare (una pecora dà alla luce in media due cuccioli).

La stagione degli agnelli è un periodo davvero molto intenso, che richiede il lavoro di tutti gli abitanti della fattoria, dal più piccolo al più anziano. Perché le pecore vanno tenute d’occhio, curate e coccolate notte e giorno, finché non hanno partorito. Pensate che esistono delle effettive vacanze scolastiche che autorizzano i bambini a non andare a scuola se devono aiutare nella propria fattoria di famiglia! E la maggior parte degli islandesi, quanto meno qui al nord, è impiegata proprio in questo settore.

Una vita molto intensa, in fattoria

Anche la host family per la quale lavoro ha una sua fattoria, con ben 800 pecore (ad oggi, viste tutte le nascite, probabilmente qualcosa in più), dunque ho avuto occasione di andare a vedere diverse volte a che punto fosse la situazione agnelli.

Le pecore gravide vengono tenute sotto osservazione in aree circoscritte della fattoria. Quando stanno per partorire, vengono isolate in piccole stalle per evitare che il cucciolo si sporchi nel fango (o che vengano disturbate).

Posso assicurarvi che i giorni clou della Lambing Season sanno essere parecchio impegnativi (anche per questo è facile trovare lavori stagionali nell’ambito, per chi ha lo stomaco forte!). Tutte le pecore sono monitorate una per una, e gli agnelli etichettati per essere ricondotti alla madre in caso di separazione. Esistono degli effettivi registri aggiornati in tempo reale con ogni singola madre e i suoi figli. In base a quanti cuccioli hanno dato alla luce, le pecore vengono inoltre segnate con un punto di diverso colore sulla lana, per identificare rapidamente tutte quelle che hanno perso i figli o riscontato problematiche.

Un punto verde in questo caso vuol dire “due cuccioli”, per cui entrambi gli agnellini sono con la loro madre. Per far crescere tutti gli agnelli sani, alle pecore che hanno avuto un solo cucciolo vengono affidati quelli di chi ne ha avuti più di tre, di modo che ad ogni pecora siano affidati due agnelli. Per questo, spesso è facile incontrarle a gruppetti da tre!

L’obiettivo è quello di far sopravvivere madre e figli sempre, e se necessario…gli islandesi sanno come intervenire “manualmente”. Per quanto hardcore, a volte il cucciolo dev’essere tirato fuori dall’interno del grembo della madre, onde evitare la morte di entrambi. Come dicevo, ci vuole stomaco (anche se letteralmente bambini di dieci anni sono in grado di far partorire le pecore così…ammirevole).

Parto naturale o meno, i cuccioli appena nati si metteranno in piedi nel giro di cinque minuti di orologio, e, una volta ripuliti per bene, saranno già super soffici e carinissimi. Ho avuto persino la possibilità di allattarne alcuni con il biberon e non c’è nulla di più tenero!

Allevamenti felici ed eticità

Il ceppo ovino islandese è un elemento fondamentale del patrimonio locale, essendo rimasto puro fin dal primo insediamento di oltre mille anni fa. Come vuole la tradizione, i giovani agnelli trascorrono tutta l’estate negli altopiani incontaminati, nutrendosi di erba, bacche e altre erbe artiche. Tutto ciò è parecchio idilliaco, ma non dimentichiamoci che stiamo pur sempre parlando di un allevamento. Per cui, una volta che si avvicina l’autunno, all’incirca due terzi degli agnelli che hanno pascolato felici facendosi grassi e succulenti, sono destinati al macello.

E qui voglio aprire una parentesi etica.

Mi sono sinceramente chiesta quale sarebbe, per una terra come l’Islanda, una scelta più sostenibile di questa. E non sono riuscita a trovare risposta. Perché il consumo di carne di agnello nella dieta islandese è insostituibile, l’unica alternativa sarebbe ricorrere a prodotti d’importazione. Pensiamo per un attimo alla posizione geografica dell’Islanda, al fatto che per la maggior parte del tempo i terreni sono completamente gelati. Non si può piantare nulla qui, e non c’è animale da allevamento che possa resistere ai climi impervi bene tanto quanto la pecora.

La razza della pecora islandese è originaria della Norvegia, è caratterizzata dal pelo lungo e folto e dalle corna ricurve.

Gli allevamenti ovini islandesi fanno intrinsecamente parte della cultura locale. So bene che a noi la parola “agnello” fa pensare all’agnello pasquale, un cucciolo di pochissime settimane (chiamato anche “abbacchio”), ma qui nessuno sprecherebbe mai un agnello così piccolo! Senza contare che tutti gli agnelli nascono all’inizio dell’estate, e quando arrivano in tavola sono a tutti gli effetti animali fisicamente adulti, per quanto molto giovani.

Essendo di tradizione molto antica, gli allevamenti islandesi sono studiati per essere sostenibili, qui non vengono usati ormoni, l’unico trattamento che un agnellino appena nato può subire è uno shot di penicillina in caso di malattie neonatali (principalmente dovute al decesso della madre o al mancato allattamento). Per il resto, l’agnello crescerà naturalmente solo grazie al pascolo. E l’equilibrio tra il consumo di carne e gli abitanti della nazione è tale da risultare perfettamente bilanciato. In ogni stagione.

L’unica cosa che posso assicurare, avendo visto con i miei occhi come vengono trattati, è che quelli islandesi sono allevamenti felici. Qui lo spazio è tale che non avrebbe senso parlare di allevamenti intensivi, tutti gli agnelli sono attenzionati con cura, spesso sono i bambini ad occuparsi di loro, a giocarci insieme, a coccolarli e viziarli.

Le pecore islandesi sono libere di pascolare dove preferiscono, più fa caldo più saliranno di quota, per poi “ritornare all’ovile” verso settembre. Grazie ai microchip di cui sono dotate, è facile ricondurle alla fattoria di appartenenza, non c’è dunque nessun pastore a controllarle!

Chi lavora in fattoria lo fa per scelta e, paradossalmente, per amore verso gli animali. Per quanto molti agnelli avranno una vita breve, quella che avranno sarà una vita felice, passata in libertà in spazi infiniti.

Quindi, vi lascio con una domanda. Cos’è eticamente più giusto? Rispettare un ecosistema che ormai da oltre mille anni equilibra il ciclo della vita locale o affidarsi a soluzioni esterne?

Ai singoli la risposta che sentono più corretta per sé e per le proprie scelte di vita. Io la mia l’ho trovata.

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