Le due Tokyo – Tokyo, vecchia signora ammantata di rosa

I tre mesi a Kyoto si erano ormai esauriti, era il momento di salutare la distesa di rosso dei Momiji e i templi di legno scuro. Ho detto addio alle loro sagome nere da dietro le tende abbottonate di un bus notturno, avvolta in un plaid colorato e accompagnata dal russare leggero della mia sconosciuta compagnia di viaggio.

Da quelle stesse tende Tokyo mi ha accolta nella luce opaca di una gelida alba, mentre la neve farinosa agli angoli dei marciapiedi si discioglieva sotto le mie suole impreparate. C’è una certa malinconia in una metropoli ancora addormentata, abitata solo di fuggevoli figure nascoste nei loro cappotti, che si affaccendano verso il lavoro come automi. Mi rinchiudo in un ristorante fast food per una colazione tradizionale calda, sono solo le sei del mattino e sono a Shinjuku. Ed è solo la mia prima mezz’ora nella capitale Giapponese.

Tokyo è la città dove il contrasto passato/presente è più forte, netto, evidente. Ed è immensa, colorata, affollatissima eppure ordinata e gentile. Tokyo è il punto di arrivo di parecchi turisti alla loro prima esperienza, se non tutti. Per me è stato il punto di ritorno. Avevo vissuto nell’elegante Kyoto tanto a lungo da essere terrificata da Tokyo, da aver paura di rimanere delusa dalla sua anima metropolitana, da trovarla spersonalizzata e priva di un cuore giapponese. Ma non è stato così. Tokyo è tradizione e innovazione, e lo è insieme.

L’ho capito appena ho varcato il parco di Yoyogi, alle sette del mattino, con soli due gradi. La nebbia fredda avvolgeva ogni albero mentre lame di luce tagliavano le fronde fitte come una foresta. Il tempio di Meiji era deserto, solo una giovane turista cinese camminava tra le tavolette ema insieme a me. I Geki vestiti di bianco correvano verso il tempio gelati tanto quanto noi, quasi senza alzare lo sguardo dai loro sandali di corda intrecciata. Non c’era un singolo turista, non c’era nessuno che potesse incrinare la meraviglia di quel posto. Anche lì avrei trovato la mia amata cultura giapponese.

E trabocca di cultura Asakusa, dove il tempo si è fermato al periodo Edo, tra botteghe storiche che preparano ancora gli stessi dolci di quel passato, i fumi d’incenso che avvolgono il tempio Sensoji e alcuni okiya sopravvissuti, dove ancora oggi le geisha di Tokyo lavorano. E dopo averle tanto cercate a Kyoto ho finito per vedere un loro spettacolo dal vivo proprio qui ad Asakusa, dove il Culture Tourist Information Center organizza spesso incontri di questo genere, completamente gratuiti. Scambiare, finalmente, quattro chiacchiere con loro mi ha emozionato e fatto sentire immediatamente, nuovamente, tra i vicoli di Gion.

Ma qui la pioggia di foglie rosse di Kyoto è stata sostituita da quelle di un giallo intenso dei Ginko di Ueno, dove lo stagno di Shinobazu mi ha salutato pigramente con la sua distesa di loti rinsecchiti, in uno struggente spettacolo autunnale che mi ha dato conferma che, se la stagione di Kyoto è l’autunno, quella di Tokyo è la primavera. Primavera promessa dai vialoni fitti di sakura privi di foglie, tra i cui rami il vento mi ha sussurrato di tornare quando i petali di ciliegio avrebbero ammantato del degno tessuto quella vecchia signora.

L’eleganza e la delicatezza di un petalo rosa può anche macchiarsi dello stesso rosso vivo di Kyoto, non originato da linfa ma da sangue. Ed è quello che scorre tra le botteghe disordinate del mercato del pesce di Tsukiji, regno incontrastato del vero sushi. La fortuna ha voluto farmi assistere allo spettacolo di taglio di un immenso tonno a pinne gialle, tra lame che sembrano katane e ritualità quasi artistica. Ogni pezzo appena tagliato è stato spiegato a noi astanti, e immediatamente preparato per essere assaporato intinto nel nero della salsa di soia. Uno spettacolo forse barbaro ma vero e affascinante, che ridà al sushi quella dignità che nell’era della globalizzazione forse sta un po’ perdendo.

Chissà quali altri vicoli ricchi di storia e cultura si nascondono tra le vie di Tokyo, vicoli, templi, storie che mi sono ripromessa di scoprire. Ma un altro giorno.

 

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6 thoughts on “Le due Tokyo – Tokyo, vecchia signora ammantata di rosa

  1. Sogno il Giappone da sempre, perciò quando trovo foto e racconti come il tuo resto a fissare lo schermo sospirando. Dev’essere un paese speciale, diverso da tutti, e non riesco a immaginarlo. Credo che si possa solo vederlo, per capire…

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