Corea del Sud – Luci e Ombre

In questi giorni vi ho parlato delle cose che ho visto in giro per la Corea del Sud, ma prima di mettere da parte questa nazione sentivo il bisogno di fare un ultimo post dedicato alla cultura coreana, e ai suoi abitanti.
La mia maniacale ossessione per l’estremo oriente è ormai ben nota, e come saprete se avete seguito in passato questo blog soprattutto dove la cultura è quanto più lontana dalla nostra, amo soggiornare presso delle host family. Naturalmente la cosa si complica quando il viaggio non è in solitaria, ma fortuna ha voluto che, anche se non ho potuto dormire in una famiglia coreana ho potuto conoscere quella della mia amica Adriana, che come già saprete vive lì. La maggior parte delle cose che ho imparato dunque sulla Corea e sul loro modo di vivere, lo devo proprio a quest’allargata famiglia italo/coreana e alle discussioni notturne fatte davanti all’improbabile accostamento tra bicchieri di Maekju e tazze di tè al gelsomino. Ecco dunque alcuni punti che mi sembravano interessanti per chi magari non sa molto su questa nazione!

Un paese per giovani…

La Corea è il paese asiatico che ho trovato più occidentalizzato tra tutti quelli da me frequentati. Sarà stato il quartiere dove alloggiavamo, saranno stati i ragazzi conosciuti, sarà l’impatto del celeberrimo K-Pop, eppure qui le nuove generazioni consumano birra e pollo fritto, barcollano per le strade dopo aver ballato fino al mattino nei club (quando invece tu e i tuoi amici siete appena uscito dall’ostello…), si baciano sulle metro incuranti dei passanti.

Insomma, niente a che vedere con il timido Giappone, nonostante spesso si tende ad avvicinare le due culture. Nulla di più sbagliato! Storicamente c’è anche una grossa frattura tra i due paesi, dovuta all’occupazione Giapponese nel suo periodo di espansione coloniale. Era già successo in Taiwan, ve ne avevo parlato (gli anni sono gli stessi), ma qui non troverete quella visione positiva degli abitanti di Formosa. Tutt’ora una certa competizione tra i due paesi rimane, e la Corea del Sud si sta impegnando per, se non superare, raggiungere quanto meno il livello di avanzamento tecnologico del suo più grande competitor. Intanto i giovani coreani guardano all’occidente, assorbendo lo stile americano e riadattandolo in una loro personale versione che passa dalla moda alla cosmesi, fino allo stile di vita un po’ sopra le righe. Che non deve necessariamente cozzare, naturalmente, con successo scolastico e professionale! Siamo pur sempre in Asia…

Il gruppo KPOP delle Cosmic Girls vestite da Chearleader – foto di RollingStones

…e un paese per vecchi!

Se abbiamo parlato dei giovani passiamo al mondo degli anziani. Alla fine del mio soggiorno mi sono detta “al diavolo tutti, quando sarò vecchia voglio vivere in Corea!”. Perché qui è…un paese per vecchi. Non fraintendetemi, è un paese che offre tantissimo ai giovani. Ma la cosa davvero caratteristica secondo me non sono loro, ma le coloratissime ajumma! L’ajumma (traducibile con “signora”) per eccellenza indossa scarpe da ginnastica stringate, pantaloni floreali e giubbotto catarifrangente di colori stravaganti (immancabile l’arancione, il rosso, il giallo evidenziatore e il viola). Capelli neri rigorosamente fissati in una fitta permanente e visiera completano il quadro! Le ajumma girano in gruppo, fanno escursioni in montagna, ginnastica nei parchi, o passeggiano a zonzo per la città. Per contro gli ajoshi (i signori), meno colorati, ma altrettanto sportivi, siedono nei parchi accompagnati da bicchieri di makgolli. Riassunto: o vecchio o giovane qui si beve SEMPRE.

Classica coppia colorata di anziani coreani!

Gli anziani hanno possibilità di girare gratuitamente sui mezzi pubblici, posti riservati che nessuno osa occupare, prime file agli spettacoli e tutti li trattano con eccezionale rispetto. Spesso sono un po’ scontrosi e la fanno da “padroni” (quante volte siamo stati spintonati rei di essere troppo lenti), ma capita anche che ti fermino per regalarti una caramella. E lì ti si scioglie il cuore.

Il lato negativo del mondo ajumma e ajoshi è che la differenza generazionale è talmente forte e i cambiamenti della società sono stati talmente rapidi che spesso vengono abbandonati e isolati. Non è raro vedere anziani lavorare anche in età avanzata, perché loro stessi vogliono essere indipendenti e non pesare sui figli. Alcuni sono lavoretti davvero umili, come quello di raccogliere la spazzatura o pulire le strade. Lavoretti a volte regolamentati, ma sempre da una paga misera. Casi estremi dimostrano che in Corea è diffusa persino un giro di prostituzione di anziane, vi invito a tal proposito a guardare questa video-intervista nel caso voleste approfondire.

Ajumma contadine che vendono le loro verdure su un ponte a Incheon
Ajumma intente a tagliare foglie d’alga al mercato di Namdaemun 

Tra due mondi

E chi sta nel mezzo? La generazione di passaggio si trova tra due fuochi: il mondo ipertecnologico del futuro e quello di un passato a loro non troppo distante, dove ancora le strade erano in terra battuta e il paese era prevalentemente agricolo. A proposito di quelle famose patate dolci raccolte di cui vi ho accennato sulla mia pagina Facebook e sul blog, avere un piccolo appezzamento di terra non è qualcosa di strano, si può benissimo essere un dirigente di banca che la domenica vuole riposarsi nella vita campestre. E parlando di campi è interessante come quello di proprietà della host family fosse ceduto gratuitamente a diversi contadini locali che potevano usarne una porzione per non lasciarlo del tutto abbandonato. Cosa impensabile in Italia!
Quanto meno in Sicilia dove i campi abbandonati abbondano, ahimè.

Non solo, spesso le coltivazioni le si può trovare davvero ovunque! Vi ho detto di quando a Jeonju, nella regione di Jeolla dove si coltiva davvero molto, ci siamo incamminati alla ricerca di templi, no? Benissimo, in quell’occasione non ho potuto non notare le verdure ordinatamente piantate sull’argine di un fiumiciattolo al centro della cittadina, o le zucchine lasciate ad essiccare sui muretti dei templi, così come le giare di kimchi lasciate nelle strade di montagna di Namhansanseong.

D’altronde anche qui in Corea la criminalità è davvero bassa, e resta un paese davvero sicuro da girare, ho persino perso per circa mezz’ora il telefono all’interno di un museo. Non ho avuto il tempo di finire di descrivere il modello che era già stato ritrovato!

Per finire

La Corea è vittima di quella sindrome dei due mondi che si scontrano che è tipica di tutti i paesi dell’estremo oriente: le loro tradizioni millenarie da difendere contro il modello occidentale che subdolamente si inserisce nella loro nuova cultura. Ma è un paese che va visitato, che va compreso e che va scavato più a fondo di quanto si possa conoscere in superficie. Sta diventando sempre più popolare come meta turistica (eletto da Lonely Planet tra le mete del 2018!) e come fenomeno pop, e spero che questi riflettori puntati addosso possano restituirgli la giustizia che merita!

 

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7 thoughts on “Corea del Sud – Luci e Ombre

  1. Proprio l’altra sera ho visto un documentario sulla Corea. Son sincera non mi affascina molto proprio, per come dici tu, si è”occidentalizzata” troppo. Dalle tue foto però un po’ mi incuriosisce. 😉

    1. Sono contenta di essere riuscita a mostrare qualcosa che magari non è molto diffuso dell’immagine comune della Corea: è vero che è abbastanza occidentalizzato come paese, ma anche qui è presente tantissima storia, arte e cultura orientale. Semplicemente bisogna andarsele più a cercare! 🙂

  2. Articolo molto interessante Laura! In poche parole sei riuscita a darmi una idea un po’ meno sfocata di questo paese per me ancora misterioso ma che mi attrae moltissimo. Forse adesso ancora di più, avendo letto da te di questo contrasto generazionale notevole, tra vecchio e nuovo.

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